Il ritrovamento di Mosè


Dimensioni (cm): 45x60
Prezzo:
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Descrizione

Il dipinto Il ritrovamento di Mosè, di Stefano Cernotto, presenta una scena panoramica e densamente popolata. In primo piano, una donna inginocchiata tiene in braccio un neonato avvolto in stoffe chiare, mentre diverse figure adulte le si raccolgono intorno con gesti espressivi, abiti ornati e copricapi nei toni del rosso, dell’oro e dei colori scuri. Un bambino di spalle occupa la zona centrale inferiore e guida lo sguardo verso il gruppo. A destra, sotto l’ampia chioma di un grande albero, musicisti e spettatori si riuniscono accanto a strumenti a corda. In lontananza si distendono un fiume sinuoso, un centro abitato con torri e fortificazioni, una fortezza sulla collina e una montagna rocciosa che chiude l’orizzonte.

Il tema rimanda al racconto dell’Esodo, in cui Mosè, appena nato, viene deposto in una cesta nel fiume Nilo per proteggerlo dall’ordine di uccidere i maschi ebrei. La figlia del faraone trova il bambino e lo adotta, conferendo all’episodio il suo significato di pericolo, salvezza e mutamento del destino. La composizione amplia questo nucleo narrativo fino a farne una scena condivisa da un’intera comunità: il centro abitato, i musicisti e le figure riunite trasformano il ritrovamento in un evento pubblico e cerimoniale, in cui la storia individuale del bambino si proietta su un paesaggio umano di passaggio, sorveglianza e attesa.

Il neonato è il fulcro emotivo dell’opera. Il suo piccolo corpo, protetto tra le braccia della donna, contrasta con l’ampiezza del fiume, della città e delle montagne. L’acqua funge da linea di rischio e salvezza, collegando il primo piano intimo alla profondità del territorio. La presenza della donna accanto al bambino rafforza i motivi della protezione, dell’accoglienza e del mutamento del destino, mentre la fortezza, le mura e la montagna conferiscono alla scena una dimensione storica idealizzata. Il grande albero incornicia il gruppo di musicisti e spettatori e trasforma la scena in un luogo d’incontro, dove il sacro si intreccia con la vita quotidiana e la cerimonia.

La struttura orizzontale organizza lo sguardo su più livelli. Il gruppo di figure forma una fascia diagonale che sale dalla donna inginocchiata fino ai personaggi centrali e prosegue verso i musicisti sul lato destro. Il fogliame scuro dell’albero equilibra lo spazio aperto del fiume e delle colline, mentre gli abiti rossi, ocra e dorati risaltano sui verdi, marroni e blu grigiastri dell’ambiente circostante. La luce calda del cielo stacca le sagome dallo sfondo e conferisce profondità alla successione di case, rive alberate e montagne. Il contrasto tra le figure in primo piano e le piccole presenze nel paesaggio crea una marcata sensazione di scala e invita a percorrere l’immagine dal bambino fino alla città lontana.

Stefano Cernotto articola la narrazione religiosa attraverso l’accumulo di personaggi, architetture e paesaggi, con una messa in scena storica e teatrale. Le diverse posture — figure in piedi, sedute, inginocchiate o viste di spalle — introducono un ritmo quasi processionale, mentre gli strumenti e gli animali creano pause all’interno della tensione drammatica. Il piccolo gruppo in primo piano non è isolato dal mondo: il corso del fiume, gli sguardi e la direzione delle figure lo collegano alla comunità e al territorio. Così, Il ritrovamento di Mosè trasforma un salvataggio biblico in una visione collettiva, in cui la fragile vita del bambino diventa il punto di partenza di un paesaggio umano, storico e simbolico.

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