La Trasfigurazione


Dimensione (cm): 75x55
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Descrizione

La Trasfigurazione di Raffaello è l’ultima opera del grande artista rinascimentale Raffaello, commissionata dal cardinale Giulio de’ Medici della dinastia bancaria dei Medici.

Originariamente l’opera fu concepita come pala d’altare da collocare come retablo centrale della cattedrale di Narbona, in Francia, e oggi è conservata nella Pinacoteca Vaticana, nella Città del Vaticano.

Dopo la morte di Raffaello, il dipinto non fu mai inviato in Francia e il cardinale lo fece invece collocare sull’altare maggiore della chiesa del Beato Amadeo, a San Pietro in Montorio, a Roma, nel 1523.

Tuttavia, nel 1797 il dipinto fu sottratto dalle truppe francesi nell’ambito della campagna d’Italia di Napoleone e in seguito esposto al Louvre.

Il dipinto può essere letto, nel suo significato più immediato, come una dicotomia: la forza redentrice di Cristo, simboleggiata dalla purezza e dalla simmetria della metà superiore dell’opera, contrapposta alle debolezze dell’uomo, rappresentate nella metà inferiore attraverso scene cupe e caotiche.

Questa composizione si articola in due parti ben distinte. La Trasfigurazione si collega a episodi successivi del Vangelo di Matteo. La parte superiore del dipinto raffigura Cristo elevato davanti a nubi luminose e in movimento, con i profeti Elia e Mosè ai due lati. Nella parte inferiore, gli apostoli sono rappresentati mentre cercano invano di liberare il ragazzo posseduto dai demoni. La parte superiore mostra Cristo trasfigurato, che sembra compiere un miracolo, guarendo il ragazzo e liberandolo dal male.


Nel senso più evidente, il dipinto può essere interpretato come la contrapposizione tra i difetti dell’uomo, rappresentati nella metà inferiore, e il potere redentore di Cristo, nella metà superiore. A sinistra di Cristo vi sono due figure inginocchiate: i martiri san Agapito e san Felicissimo, diaconi arrestati durante le persecuzioni dell’imperatore Valeriano.

Le dimensioni della Trasfigurazione sono 159 pollici per 109 pollici. Raffaello preferiva dipingere su tela, ma quest’opera fu realizzata con colori a olio su tavola, il supporto scelto. In questo dipinto Raffaello mostra già segnali avanzati del manierismo e delle tecniche del periodo barocco.

Le pose stilizzate e contorte delle figure inferiori semipersonificate indicano il manierismo. La tensione drammatica di queste figure e l’uso libero di luce e ombra, o dei contrasti chiaroscurali, richiamano il gusto barocco per il movimento accentuato, volto a produrre dramma, tensione, opulenza o illuminazione. La Trasfigurazione era in anticipo sui tempi, proprio come la morte di Raffaello arrivò troppo presto.

Sarebbe stato l’ultimo dipinto di Raffaello, che vi lavorò fino alla sua morte, nell’aprile del 1520.

Il restauro del dipinto tra il 1972 e il 1976 ha mostrato che solo alcune delle figure inferiori a sinistra furono completate dagli assistenti, mentre la maggior parte dell’opera è autografa di Raffaello.

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