Lot e le sue figlie


Dimensioni (cm): 40x50
Prezzo:
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Dipinto a mano, non stampato
Un artista professionista lo dipinge a olio su tela, pennellata dopo pennellata.

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Descrizione

Il dipinto mostra Lot e le sue figlie riuniti in un paesaggio roccioso, davanti a una grande formazione di pietra la cui apertura scura evoca il riparo di una grotta. In primo piano, una delle donne, vestita con una blusa bianca e una gonna rossa, si china verso la figura maschile distesa, coperta in parte da un telo bianco e vestita di blu. Accanto a lei, la seconda figlia appare di spalle, con abiti gialli e blu, e tende il braccio verso l’orizzonte. Un elmo metallico e vari piccoli oggetti sono posati sul terreno sassoso, mentre un albero basso corona la roccia. Più lontano si aprono colline, vegetazione e una distesa azzurra sotto un cielo carico di nuvole.

L’episodio deriva dalla Genesi. Dopo la distruzione di Sodoma, Lot e le sue figlie fuggono e trovano rifugio in una grotta, lontani dal mondo che conoscevano. Il racconto prosegue con una decisione estrema: le figlie, convinte che per la loro famiglia non ci sia più futuro, fanno ubriacare il padre per assicurare la continuità della discendenza. Da queste unioni nascono gli antenati dei Moabiti e degli Ammoniti. L’opera concentra questo retroscena narrativo in un momento di pausa carico di tensione, in cui l’isolamento del gruppo e la vicinanza della grotta rendono presente la minaccia lasciata alle spalle.

La roccia funge da simbolo di protezione, ma anche da immagine di prigionia. La sua massa scura incombe sulle figure e contrasta con l’apertura luminosa del paesaggio, creando una tensione tra rifugio e sopravvivenza. Le due figlie guidano la lettura della scena attraverso gesti diversi: una instaura un rapporto ravvicinato con Lot, mentre l’altra rivolge lo sguardo verso lo spazio esterno. Questo orientamento verso l’orizzonte estende il dramma familiare a un mondo incerto. L’elmo e gli oggetti in primo piano aggiungono una nota materiale e terrena, rafforzando la sensazione di spostamento e precarietà senza distogliere l’attenzione dal nucleo umano della composizione.

La struttura orizzontale è articolata da una diagonale ascendente che conduce dall’angolo inferiore sinistro alla donna che indica. Le tre figure formano un triangolo irregolare e compatto, nettamente distinto dallo sfondo grazie ai loro colori intensi: il rosso della gonna, il blu degli abiti e il giallo della veste risaltano sui marroni e sui verdi del terreno. La luce accarezza i corpi e alcune zone del paesaggio, mentre la cavità rocciosa resta in ombra. Questo contrasto dirige dapprima l’attenzione verso il gruppo, per poi spostarla sulle colline e sul cielo. Le nubi dense, le superfici pietrose e l’ampiezza dell’orizzonte bilanciano la concentrazione drammatica del primo piano.

L’opera si inserisce nell’interesse di Orazio Gentileschi per i soggetti biblici e per una messa in scena di figure eleganti, colori intensi e contrasti di luce capaci di accentuare la tensione drammatica. Qui, la raffinatezza delle pose convive con un paesaggio aspro e aperto: la delicatezza dei tessuti e dei gesti non attenua la durezza dell’episodio, ma la rende più tangibile. Vale la pena osservare come la direzione del braccio, l’inclinazione dei corpi e la diagonale del terreno colleghino i personaggi all’orizzonte. In questa unione di gesto, grotta e luce esterna, il dipinto trasforma una storia di esilio e continuità familiare in una scena di rifugio e tensione morale.

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