Crocifissione di Mond


Dimensioni (cm): 70X42
Prezzo:
Prezzo di vendita4.230,00 CZK

Descrizione

Questa straordinaria pittura di Raffaello era originariamente una pala d’altare collocata nella chiesa di San Domenico, a Città di Castello, vicino a Urbino, città natale dell’artista. Vi sono raffigurati la Vergine e San Giovanni Evangelista ai due lati della croce. San Girolamo e Maria Maddalena sono inginocchiati davanti a loro.

Tra le prime opere del pittore, questa pala fu commissionata dal mercante di lana e banchiere Domenico Gavari per la sua cappella funeraria dedicata a San Girolamo.

Nell’opera il corpo di Cristo pende dalla croce. Due angeli oscillano su sottili lembi di nube ai lati, raccogliendo il sangue che scorre dalle sue ferite in calici d’oro, che ricordano quelli in cui durante la messa si serviva il vino sull’altare sottostante.

Nel cielo sono visibili il sole e la luna, a segnare l’eclissi che coincise con la morte di Cristo. San Girolamo e Maria Maddalena sono ai piedi della Croce, e guardano il corpo di Cristo con riverenza e pietà. La Vergine, vestita di nero violaceo per indicare il lutto, si trova a sinistra della Croce, con Giovanni Evangelista alla destra. Entrambi guardano verso lo spettatore e si torcono le mani dal dolore.

L’arte può trasformare in bello anche ciò che è terribile. Questa qualità si coglie anche in Crucifixion Mond. Il dipinto attenua il dolore e la sofferenza sopportati da Cristo sulla croce. Gesù è raffigurato immacolato e pacifico, salvo le ferite ai piedi, alle mani e al costato. Raffaello mette in risalto la perfezione di Cristo per restare fedele allo stile pittorico dell’Alto Rinascimento.

Nell’opera, la prospettiva atmosferica e il paesaggio riflettono lo stile di Perugino, che Raffaello seguiva. Invece di soffermarsi sulla natura dolorosa e tragica della morte di Cristo, rafforza la dottrina della transustanziazione, servendo come rappresentazione simbolica del sangue per l’Eucaristia.

Crucifixion Mond è stata studiata alla National Gallery, il museo d’arte con sede a Londra. In quell’occasione sono stati identificati i pigmenti tipici del periodo rinascimentale.

Raffaello dipinse la sua opera, tra gli altri pigmenti, con ocre, vermiglione, verderame, giallo piombo-stagno e azzurrite naturale. Il colore rosso ha un forte significato. Ogni figura del dipinto reca un tocco di rosso. Tutte le figure sono toccate pittoricamente e redente dal sangue di Cristo.

Anche altri colori, a loro volta, collegano tra loro gli elementi del dipinto. Nell’immagine compaiono colori che si ripetono nella metà inferiore. Per esempio, il blu del cielo è ripreso negli abiti di San Girolamo, mentre il verde presente negli abiti di uno dei due angeli compare anche in quelli di San Giovanni.

San Girolamo non era presente alla Crocifissione, ma è incluso in questa scena perché la cappella era a lui dedicata. Con un gesto indica la Croce e tiene in mano la pietra con cui si percuoteva il petto mentre viveva da eremita nel deserto. I miracoli avvenuti dopo la morte di Cristo furono dipinti nelle scene della predella (il pannello dipinto inferiore visibile sotto il pannello principale della pala). Due pannelli della predella si conservano al North Carolina Museum of Art, Raleigh, e al Museu Nacional de Arte Antiga, Lisbona. In origine doveva esserci probabilmente almeno un pannello in più. Lo stesso Gavari potrebbe aver scelto di dedicare l’altare a San Girolamo, visto che chiamò anche il suo primogenito Girolamo (Jerónimo in italiano).

La pala è fortemente influenzata da Perugino, l’artista di riferimento dell’Italia centrale in quel periodo, con il quale Raffaello sviluppò un rapporto artistico molto stretto durante il suo soggiorno a Perugia. L’impianto generale si basa su diverse versioni del Cristo crocifisso in un paesaggio dipinto da Perugino tra la fine degli anni 1480 e gli anni 1490, ed è particolarmente simile alla sua pala della Crocifissione per il convento di S. Francesco al Monte a Perugia, commissionata nel 1502 e completata nel 1506.

In quel dipinto, angeli con nastri svolazzanti reggono calici per raccogliere il sangue dalle ferite di Cristo; la Vergine e l’Evangelista sono quasi identici a quelli di Raffaello e Maria Maddalena assume la stessa posa, specularmente, dall’altro lato della Croce. È probabile che Raffaello abbia visto le opere di Perugino nella sua bottega di Perugia prima che venissero svelate. Oltre ad adottare i volti ovali, dolci e dai tratti minuti e i gesti stilizzati delle mani delle figure di Perugino, Raffaello ne riprese i principi di simmetria, armonia e chiarezza compositiva. Tuttavia, li rielaborò, conferendo loro maggiore morbidezza e raffinatezza. Qui, comunque, non è del tutto chiaro chi abbia copiato chi.

Nelle prime opere Raffaello era solito basare le composizioni su una semplice griglia geometrica, incisa nel pannello per aiutarlo a trasferire il disegno, come si vede nella Madonna Ansidei. Nella Crocifissione Mond non si vede alcuna griglia, anche se la forte simmetria e la struttura geometrica dell’immagine suggeriscono che Raffaello possa aver usato inizialmente un metodo simile per impostare la composizione. Usò riga e compasso per incidere il profilo del Crocifisso, e un compasso per tracciare il sole e la luna. Il modo in cui lasciò zone non dipinte per le figure e non apportò correzioni o modifiche durante la stesura suggerisce che stesse lavorando da un progetto accuratamente preparato su un disegno dettagliato. In questo periodo, Raffaello usava spesso pennellate scure e ombreggiate per rafforzare le zone d’ombra, una tecnica derivata da Perugino, particolarmente evidente qui nei drappeggi. Raffaello usava inoltre mani e dita per stendere e modellare la pittura sulla superficie ancora umida. Le sue impronte e i segni dei palmi sono visibili nelle ombre delle teste, soprattutto nei capelli, nel volto e nella barba di Cristo.

Raffaello grattò la pittura marrone ai piedi della Croce fino a raggiungere uno strato di foglia d’argento sottostante, per firmare il dipinto: Raphael / VRBIN / AS /.P.[INXIT] (“Raffaello da Urbino dipinse questo”). Vasari osservò che, se Raffaello non avesse firmato il dipinto, nessuno avrebbe creduto che fosse stato lui, e non Perugino, a eseguirlo.

Potrebbero interessarti anche

Visualizzati di recente