Venere e Cupido


Dimensioni (cm): 75x105
Prezzo:
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Descrizione

Venere e Cupido (Artemisia Gentileschi)

In quest’opera, Gentileschi ha creato una sontuosa immagine di Venere, la dea dell’amore, addormentata sotto una tenda di velluto. La coperta è dipinta con blu oltremare, un costoso pigmento ricavato dalla polvere di lapislazzuli. Alle sue spalle, Cupido impugna un ventaglio di piume di pavone per impedire che gli insetti la infastidiscano o la sveglino. A sinistra si apre una veduta di un paesaggio montuoso con un piccolo tempio circolare, che ricorda quello dedicato a Venere nei pressi della villa di Adriano a Tivoli, alle porte di Roma.

Artemisia Gentileschi, formatasi a Roma con il padre Orazio, fu la principale artista donna del XVII secolo. Lavorò soprattutto a Roma, Firenze e Napoli. Nel 1616 divenne la prima donna a essere ammessa alla rinomata Accademia di Pittura di Firenze.

L’opera di Gentileschi, caratterizzata da forti contrasti di luce e ombra e da composizioni insolite e audaci, fu influenzata sia dallo stile pittorico del padre sia da quello del suo celebre collega, Michelangelo Merisi da Caravaggio. I suoi soggetti sono spesso rappresentazioni di donne (come Giuditta, Susanna, Cleopatra e Danae), raffigurate con grande forza e presentate drammaticamente come eroine o vittime.

Anche se questa Venere può sembrare semplicemente un’altra pallida dea nuda distesa su un letto soffice in una posizione stranamente contorta, Artemisia Gentileschi stava sfidando le convenzioni dipingendo un nudo femminile da donna. Per quanto possa sembrare difficile da credere, nell’Italia del 1600 dipingere le parti intime femminili era ancora considerato un lavoro da uomini. Non c’è da stupirsi che l’arte italiana sia finita per produrre seni scolpiti sconcertanti come quelli della Notte di Michelangelo del 1531. Ma lasciamo da parte l’ingiustizia dei nudi rinascimentali. Ciò che davvero sconcerta in questo dipinto è il piccolo Cupido, così audace.

Nella storia dell’arte si è visto di tutto. La Venere e Cupido con un organista di Tiziano ha una dose allarmante di erotismo, che induce gli ammiratori a chiedersi perché il piccolo Cupido guardi negli occhi sua madre.

La Venere e Cupido di Lotto mostra un Cupido allegro che fa pipì su una Venere apparentemente imperturbabile. E non vogliamo nemmeno parlare di Venere, Cupido, Follia e Tempo di Bronzino (Allegoria del trionfo di Venere). La «mitologia incestuale terrificante» non basta nemmeno a descrivere le marachelle edipiche di quell’opera.

A confronto con quei dipinti, la Venere e Cupido di Artemisia Gentileschi è piacevolmente priva di inquietanti atmosfere incestuose. Eppure viene da chiedersi che cosa abbia spinto Cupido ad agitare delicatamente un ventaglio sulla madre addormentata. La dea dell’amore è una regina così esigente da farsi sventolare dal suo cherubino durante i sonnellini pomeridiani?

Non lasciatevi ingannare dall’aspetto innocente di Cupido. Anche il piccolo dio molesto contribuisce alla sua parte di angoscia nella scena. Secondo la leggenda, Cupido usò le sue frecce per far innamorare Apollo della naiade Dafne. Sadico com’era, Cupido fece sì che Dafne provasse disgusto per il dio innamorato della musica. Quando Apollo la inseguì, l’unica via di scampo per Dafne fu trasformarsi in un albero di alloro: un finale piuttosto triste per una storia d’amore. Cupido tenne da parte alcune frecce anche per Zeus, nel caso in cui il tiranno del fulmine si innamorasse. Sul Monte Olimpo, la regola era: «Se non ti piace, fagli cambiare idea con i tuoi poteri divini». Nella mitologia il consenso è purtroppo merce rara.

Alcuni esperti sostengono che la Venere e Cupido sia troppo estranea allo stile di Gentileschi. Potrebbe essere opera di un imitatore anonimo, o addirittura del vecchio padre di Artemisia?

Nonostante le speculazioni, non si può negare la somiglianza tra Venere e la stessa Gentileschi. Dipingere il proprio volto sulla dea della bellezza e dell’amore? È un gesto artistico che fa subito proseliti.

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